ULIVO DEL KRISMA
Una pianta d’ulivo di Ferruzzano donata ai giardini del Vaticano. E’ l’ulivo del Krisma con il cui olio, impreziosito da essenze odorose si trasformava in myron, come affermavano gli studiosi Domenico Minuto e Daniele Castrizio, venivano unti i designati alle cariche ecclesiastiche della chiesa greco-ortodossa o i funzionari imperiali di Bisanzio. A portare a Roma la preziosa pianta si è incaricato Orlando Sculli di Brancaleone, docente in pensione, noto cultore in materia e appassionato studioso di storia delle tradizioni popolari. Sculli è autore, tra l’altro, di alcune pubblicazioni sull’archeologia del vino nonché autore di un volume dal titolo “Fonti Latine sulla Calabria” che ha riscosso ampi consensi da parte della critica specializzata. Sculli, al suo ritorno da Roma, ha fatto un ampio resoconto della sua missione vaticana allo scopo di evidenziare quali sono state le motivazioni che lo hanno spinto ad intraprendere il viaggio. Dice Sculli:” Si raccontava nel territorio della Locride che nei poderi dei monasteri basiliani esisteva un biotipo di ulivo che produceva olive candide, quasi come la neve a maturazione e che era considerato sacro. Circa trent’anni fa avevo individuato tre di queste piante, dal diametro di 60 cm circa. Una nel comune di Bianco, una in quello di Ferruzzano ed una terza in quello di Mammola. Feci in tempo ad innestare alcuni oleastri, che gli incendi fecero piazza pulita delle piante madri. La situazione sembrava diversa a Saracena, in provincia di Cosenza, dove Fedele Lamenza, titolare dell’azienda olivicola Pompilio, specializzata nella produzione di olio extravergine d’oliva, aveva scoperto due ulivi bianchi centenari nell’orto che era appartenuto al convento dei Cappuccini, incendiato dai piemontesi nel 1861. Fortunatamente aveva innestato alcune piante, prendendo le marze dagli ulivi suddetti,facendo appena in tempo perché puntualmente nell’estate del 2010, il fuoco li ha distrutti. A questo punto la pianta più vetusta potrebbe essere quella presente a Titi Convento nel Comune di Placanica, in un podere che era appartenuto ai francescani”. Continuando nel resoconto, lo studioso afferma ancora:” Avevo iniziato la ricerca sul piano culturale su tale pianta ed ho scoperto che di essa esisteva memoria storica nella Bovesia, conservata dal compianto Bruno Casile, raffinatissimo ellenofono e che era chiamata leucolea (ulivo bianco), ma da un’indagine più approfondita ho appurato che più propriamente era detta leucaso (ossia la bianca di Casos, isola dell’Egeo). Sia a Bova, dove qualche anziano parla ancora il grecanico, sia a Gerace, città bizantina per eccellenza, si tramandava che da tale ulivo si ricavava un olio sacro. L’incontro con Sergio Guidi, Presidente dell’Associazione Patriarchi della Natura in Italia e Vanna Forconi, funzionaria ai vertici dell’I.S.P.R.A ha dato il via alla missione romana. Infatti, questi, visitando in Calabria un campo di salvataggio della biodiversità del sottoscritto, ammirarono con sorpresa un ulivo dalle drupe candide, ossia l’ulivo del Krisma. Immediatamente si misero in contatto con i dirigenti dell’ARPCAL, con cui concordarono i provvedimenti da prendere per salvare il germoplasma della Calabria. Ad un cero punto il Direttore dei giardini vaticani ebbe modo di ammirare in foto l’ulivo in questione e pregò Sergio Guidi e Vanna Forconi di recuperare una pianta in Calabria. La cosa fu fatta è arrivò l’invito del Governatorato della Santa Sede, che accolse, nella sala delle udienze (Sala Nervi o Paolo VI) la delegazione calabrese che assieme a Vanna Forconi, Sergio Guidi e Plauto Battaglia, stratega culturale dell’Associazione Patriarchi della Natura, ha portato in dono l’ulivo del Krisma. Di essa facevano parte Marisa Fagà, presidente del cda dell’Arpacal, Sabrina Santagati, commissaria, Mario Russo, del cda, Nuccia Giordano, Emanuela Caloiero, Rosalba Odoguardi membri dello stesso ente ed il sottoscritto, donatore dell’ulivo. Il Governatore, Cardinale Sciacca, volle accogliere nella sala delle riunioni del Governatorato la folta delegazione, a cui si aggiunse la dottoressa Ernesta Marando, medico e giornalista, impegnata fino a poco tempo prima in un Ospedale pediatrico del Vaticano, originaria di Ferruzzano. Infine, dopo il commiato dal Governatore la delegazione calabrese si è riunita assieme alla dottoressa Forconi, Guidi e Battaglia per concordare una strategia d’interventi, per mettere in sicurezza il germoplasma, con la creazione di chepos delle meraviglie e parchi tematici”.